Una testimonianza da un chirurgo ortopedico di MSF (20/2/18). Fermiamoci a riflettere!


Ho ascoltato centinaia di storie, alcune belle altre davvero tragiche. Tra queste quella di Zehra una bambina di 8 anni che mi ha disegnato i suoi ricordi, troppo dolorosi per essere raccontati, con  pennarelli e pastelli colorati. Zehra viveva in un villaggio a Homs, in Siria, in una piccola casa con i genitori e tre fratelli. Ogni tanto, in lontananza, sentivano i rumori dei bombardamenti. La stessa cosa è successa in un  giorno di giugno dello scorso anno, ma questa volta due bombe sono state sganciate  accanto alla loro casa.L’impatto ha sbalzato Zehra e le ha fatto perdere conoscenza. Si è risvegliata coperta di sangue e con la gamba destra ferita. La mamma, incinta di otto mesi, e la sorella erano a terra senza sensi; il fratello e il padre entrambi gravemente feriti. Sono poi morti.Il secondo disegno di Zehra mostra il momento in cui è stata trasportata in ambulanza alla struttura di MSF insieme alla madre.  Zehra ha dovuto subire un’amputazione sotto il ginocchio e diversi interventi chirurgici per rimuovere le schegge che le avevano ferito il viso, il petto e la gamba. Ha iniziato a usare la protesi una settimana prima che me ne andassi. Sua madre ha partorito un maschietto sano, che ora ha due mesi.Nei giorni in cui Zehra è felice, il suo sorriso riesce a illuminare l’intero ospedale. Parla e gioca per ore. Ma ci sono anche giorni in cui improvvisamente diventa silenziosa o inizia a piangere a dirotto:la guerra le ha rubato l’intera infanzia. MSF, attraverso la chirurgia e il supporto psicologico, cerca di restituire qualcosa ai pazienti come Zehra e sono orgoglioso di esserne stato parte.