Un ennesimo orrore:Al-Hol (Siria), il campo profughi dei bambini dimenticati (UNICEF E TG RAI1 del 22/9/2019, ore 20,00).


Cercando riparo dal sole a picco nell’ombra di una tenda, Afraa, 14 anni,  dice: «Ci sono voluti 9 giorni per arrivare qui da Baghouz…Non so cosa ne sarà di noi».Siamo nel campo profughi di Al-Hol, nel nord-est della Siria.Qui vivono non meno di 70.000 persone. L’UNICEF stima che più del 90% di loro siano donne e bambini. Tra i bambini, solo 20.000 sono siriani. Gli altri, ben 29.000, appartengono a nazionalità diverse. Il gruppo più numeroso, circa 9.000, è rappresentato da rifugiati dell’Iraq.La maggior parte di loro ha meno di 12 anni. Sono bambini estremamente vulnerabili, sopravvissuti a terribili combattimenti e testimoni di atrocità inimmaginabili.I bambini di Al-Hol vivono in una condizione umanitaria precaria, aggravata in molti casi dall’avere subito esperienze di abuso, dall’essere stati costretti a combattere o a compiere atti di estrema violenza.  Presenti migliaia di bambini yazide nati a seguito degli stupri delle loro madri durante la “pulizia etnica” dei guerriglieri ISIS per l’islamizzazione dell’area e frutto di tali stupri. Spesso non sono stati accettati dalle loro madri. Nell’intervista del TG1, una madre dice:”non lo sento mio, non me ne importa niente di lui.” Sono tanti bambini abbandonati a loro stessi, privati di qualsiasi prospettiva di futuro. Eppure “sono bambini come i nostri”, conclude il TG1: una situazione straziante. Diceva il poeta latinoamericano Cesar Vallejo: “hay golpes en la vida tan fuertes que son    como el odio de Dios” . Ma perché proprio i bambini, i privilegiati nella esortazione  di Gesù? Per cercare di aiutare, si può contattare l’UNICEF.