La bambina, fotografata dal New York Times, è morta ieri,a sette anni, di fame. E di lei, si ricorderà il volto scavato dalla malnutrizione e le ossa sporgenti, conseguenza diretta di una delle più imponenti crisi umanitarie degli ultimi anni. La piccola era stata trasferita in una struttura sanitaria non lontana dal campo dove era rifugiata, ma qualche giorno fa era stata rimandata a casa. Il letto serviva ad altri pazienti e alla famiglia era stato consigliato di portarla in un centro di Medici Senza Frontiere. Ma per il trasferimento mancavano le risorse e tre giorni dopo le sue dimissioni, la bambina se n’è andata. Con lei, al campo profughi, c’era la mamma malata di febbre dengue. In Yemen, quasi due milioni di bambini sono gravemente malnutriti e, secondo le Nazioni Unite, la situazione è destinata ad aggravarsi in questa spaventosa guerra dimenticata. Inoltre, circa 14 milioni di persone, la metà dell’intera popolazione, potrebbe dipendere, a breve, unicamente dalle razioni d’emergenza. Che però, spesso, faticano a raggiungere il Paese. Le organizzazioni internazionali hanno chiesto una cessazione delle ostilità e misure d’emergenza. Appello accolto, per ora, da Stati Uniti e Gran Bretagna.Le foto sono troppo orrende per pubblicarle sul sito.Si può trovare una foto sul sito de Il Giornale.it
#MeToo for sex trafficking survivors ( Thomson Reuters Foundation, Oct. 24, 2018)
The #MeToo movement is growing fast in India, where celebrities are joining in sharing stories of harassment and sexual violence on social media.Thomson Reuters Foundation interviewed a number of anti-trafficking organizations in India who explained the challenges faced by survivors, often minors, of trafficking for sexual exploitation, who have experienced some of the worst sexual abuse, is stopping their voices from being heard.“They fear losing respect if they speak about their past. They fear stigma,” said Mona Almeida,of Kshamata, a non-profit that helps rehabilitate survivors.Almeida said she hopes trafficking victims will eventually feel empowered enough to share their stories too.“It may take some time before the movement reaches them,” Almeida said. “But when it does, they may think, ‘Why should I feel ashamed of what happened if these women are able to talk about it?’” Speaking out is not just about empowering the individual, it’s also about preventing future crimes. It also means reporting what happened to the authorities. Around 8,000 cases were reported in 2016 but less than half were filed in the court by the police and less than a third are expected to result in a conviction. the #MeToo movement can help to break down the stigma that prevents survivors from being empowered.
Il RAGAS (Rotarian Ation Group against Slavery) ha appena pubblicato la news letter n. 87/18.
Il RAGAS ha appena pubblicato la sua newsletter n. 87/18. Molti i dolorosi temi trattati: i matrimoni forzati delle minorenni mussulmane: quali sono i segnali premonitori, spesso percepibili anche dai compagni di classe, quali le misure da intraprendere per ostacolarli almeno del Regno Unito dove c’è una forte presenza mussulmana. Il fenomeno riguarda soprattutto Thailandia, India ed altri Paesi del sudest asiatico che, pur condannandoli, sono spesso disposti a chiudere uno o entrambi gli occhi. Ricordiamo che il problema riguarda minorenni anche solo di 10-11 anni e uomini la cui età può variare dai 40 ai sessantacinque anni.La sharia non li vieta se la ragazzina è “matura”. Questo avviene anche in molti Paesi africani a maggioranza islamica. Un altro tema trattato è quello del recupero delle schiave del sesso in India. L’articolo ci ricorda che nei bordelli del quartiere a luci rosse della sola Mumbai operano almeno 3000 donne, di tutte le età, costrette a prostituirsi per poche rupie. Molti RC del Distt. 1080 (UK) stanno contribuendo con raccolte fondi così come molti altri Clubs limitrofi. Per saperne di più consultare la Newsletter sul sito http://www.ragas.online .
Babies Sold for $1,375 on Instagram (Daily Mail.com, oct 11th, 2018)
Indonesian police have broken up a child trafficking ring that was selling babies on Instagram for as little as $1,375 AUD.Police arrested four people behind the Instagram operation, though the page has been active and advertising children for the past year.The Instagram page names roughly translates into ‘Family Welfare Institution’ and says in its description that it is ‘Helping to cover someone’s disgrace.’
“How I Ended Up as a Modern-Day Slave in NYC”(News Digest from New York Post, 7,Oct.2018)
Shortly after her arrival in New York City, the girl’s journey became a nightmare. Massalay (10 years old Nigerian girl)learned she had been sold into the modern-day slave trade as a “house girl.”She would be trapped in domestic servitude for the next six years — cooking, cleaning and caring for strangers while being beaten, forced to sleep in a bathtub and raped, giving birth on the day she celebrated her 14th birthday.Massalay believes her parents were duped into paying a family to take her to the US, thinking their daughter would be provided safety and an education they could never give her.It turned out the other family was part of a labor-trafficking network.“I remember spending hours and days crying, just praying, ‘God, come get me.’ Massalay told The Post”She became pregnant after her next-door neighbor raped her while she was home alone. When she told her trafficker what happened, “She wouldn’t believe me. She told me I was a slut, a whore, a liar,” recalled Massalay.She was taken to get an abortion, but the doctor said that it was too late — she was in her second trimester. Her trafficker then told Massalay she could continue to live with her as long as she put the baby up for adoption.Upon giving birth to her daughter, Christina, the two entered New York’s foster care system, which forever changed her life and set her on the path to legal status in the US.Later, when she was 23, she was finally able to call her mother back in Liberia.She blamed her mother for allowing her to be trafficked, psychologically tortured and beaten in New York City for years.Today Massalay is a star teacher in New York, teaching history and English at the Academy for College Preparation and Career Exploration in East Flatbush and earning several awards for being an outstanding mentor for students.
Nobel per la pace a chi combatte la violenza sessuale nei conflitti (Avvenire, 5/10/18)
Sono il ginecologo congolese Denis Mukwege e la testimone yazida Nadia Murad, i vincitori del premio Nobel per la pace 2018.
(da Sara Lucaroni venerdì 28 ottobre 2016)Nell’agosto 2014, gli uomini di Baghdadi hanno rapito 5.800 ragazze: la maggior parte è stata rivenduta come schiava o data in premio ai combattenti.Nadia Murad, 23 anni, ha commosso le Nazioni Unite: nel dicembre 2015 è intervenuta a New York per raccontare il dramma degli yazide. Nadia appartiene alla minoranza religiosa di lingua curda, millenaria presenza della piana di Mosul: 5800 donne e bambini rapiti nell’agosto 2014. Oltre 450mila sfollati, migliaia di esecuzioni a fronte di conversioni forzate rifiutate per il controllo di un’area strategica e la conquista di un “bottino di guerra” allettante sia per i combattenti integralisti che i foreign fighter.Sullo sfondo, la dottrina dello stupro dei più “infedeli tra gli infedeli”. Gli yazidi appunto, accusati di essere adoratori del diavolo. Le donne sono state separate in base all’età e destinate per l’80 per cento al «mercato delle schiave», il 20 per cento spartito tra i combattenti. A metà settembre le prigioniere erano 3.770 (cifra scesa nell’ultimo mese a 3.600), di cui 1.914 donne adulte e 1.856 uomini e bambini, i piccoli trasformati in kamikaze. Aste anche online, siti specializzati, e chat su Telegram e Whatsapp, sono i mezzi per la mercificazione di queste donne, i cui prezzi variano dai 100 dollari ai 40mila, a seconda dei compratori, delle disponibilità economiche e delle loro “qualità”. Stupri di gruppo, violenze e torture, privazione del cibo e della libertà sono un destino a cui non sono sfuggite neanche le bambine. L’ultima atrocità è la vendita delle più giovani attraverso foto in cui compaiono truccate e rivestite di fronzoli per aumentarne il prezzo, o a cifre maggiorate direttamente ai loro cari.
Il ginecologo Denis Mukvege, invece, guida l’unico ospedale del Sud che assiste le vittime delle violenze sessuali, oltre 50mila nella regione.(da Anna Pozzi, Bukavu, Repubblica Democratica del Congo, 6 dicembre 2009). C’è un intero reparto di donne e bambine stuprate nel suo ospedale:sono in media tra le 200 e le 250,circa 3.600 in un anno.«La violenza, specialmente quella contro le donne, ha assunto dimensioni inaudite», dice, mentre ci accompagna verso il reparto dedicato a loro. «In questi ultimi anni – continua– non parliamo più solo di stupri, ma di vere torture. In alcuni villaggi, tutte le donne sono state violentate,rapite, ridotte a schiave sessuali, contagiate dall’Aids. Kalemie ha solo quindici anni. Diversi uomini l’hanno brutalmente violentata, anche con le canne dei fucili. È viva per miracolo,ma non potrà più avere figli. E per la sua cultura significa che non è più una donna. Accanto a lei c’è un’anziana che dimostra almeno settant’anni. I suoi organi genitali sono collassati e lei è viva per miracolo.Il suo è l’unico centro sanitario del Sud Kivu che opera le donne con gravi danni all’apparato genitale. Ma sono solo una piccola parte di quelle che hanno subìto violenza. Un’inchiesta condotta nel 2006 dal Fondo Onu per la popolazione afferma che su metà dei centri sanitari del Congo ha individuato 50mila casi di stupro, 25mila dei quali in Sud Kivu. I responsabili sono indistintamente militari, poliziotti,ribelli, banditi… Nel Sud Kivu,nel 2005, sono stati registrati dalle strutture sanitarie 14.200 stupri; solo 287 sono stati portati in tribunale;e appena per 58 ci sono stati verdetti di condanna.“Molte ragazze – spiega Mukwege –sono state rapite in foresta e usate come schiave sessuali dai ribelli. Alcune di loro hanno partorito in condizioni difficilissime. E anche quando riescono a scappare o vengono liberate, spesso non possono tornare a casa con il figlio del nemico.”Il figlio di un serpente è un piccolo serpente”, si dice nel Sud Kivu. Cerchiamo anche di creare le condizioni perché possano ritornare in famiglia o al villaggio».
Rep, Dem. del Congo.Migliaia di bambini reclutatinel Kasai a seguito della guerra civile in corso. (Amnesty International trim. ott. 2018)
Migliaia di bambini sono stati reclutati a forza, per combattere nella guerra civile in corso, da gruppi armati come il Kamun Nsapu. I bambini di APPENA 11 ANNI hanno riferito ai ricercatori di Amnesty nel 2017, storie di macabri abusi.
Violenze contro i bambini albini in Malawi e non solo(Trimestrale su Diritti Umani di Amnesty International. 4/10/2018)
Dal 2014 in Malawi si è verificata un’ondata senza precede ti di uccisioni, sequestri e rapimenti a danno di bambini albini. Ma anche in Tanzania, Sudafrica e Mozambico.Ricordiamo che vengono uccisi perchè si ritiene che le parti dei loro corpi sono molto valide per la magia nera. La maggior parte dei crimini rimane impunita, anche formalmente condannata. solo un caso di omicidio e tentato omicidio si sono conclusi con una condanna.
US Takes America First Tone to Slave-Made Goods(Freedom United, 20/9/2018)
The US Department of Labor has taken a new “America First” tone in publishing its biennial list of foreign goods made using slave or child labor.Rather than seeing forced labor as primarily a human rights issue, the US government has reframed this as a trade issue, arguing that it is fighting against slave-made goods in order to “safeguard American jobs.”
Trafficked at 7, Now an Inspiring UN Advocate (Freedom United, sept. 16, 2018)
Rani Hong was born in southern India, where she had a normal childhood with her mom, dad, and four siblings.Yet when her father became ill, a well-respected woman in their neighborhood offered to help. She asked Rani’s mother if would be willing to send one of her children to live with her.And so, at 7-years-old, Rani went off to live with this woman, though her mother and siblings often visited. Then, after around six or eight months, the woman sold Rani to a man across the state border in Tamil Nadu.Held captive with other trafficked children, Rani says they were forced to work 12 hours a day at a brick factory. At night she was put in a cage, part of what is called “seasoning for submission,” where a child is abused and tortured until they submit to the will of their master. They barely gave me any food, I was malnourished and beaten and became so broken down that I was of no value. Because I couldn’t, he shipped me out of India and into Canada and then into the United States. When Rani turned 28 she decided to go back to India on a quest to find her birth mother, where through a “series of events that seem like miracles I was reunited with my family, my mom.” Her mother said she had spent the last 21 years relentlessly searching for her.That’s when Rani decided she needed to become an advocate and take on child trafficking.
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