Vittime innocenti della “follia” turca contro i curdi(Aavaz. 17ott., 2019)


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La strada verso la pace è lunga, ma SERVE un primo passo. Questa crisi  è iniziata proprio perché Trump ha ritirato le truppe americane dalla Siria, tradendo gli alleati curdi dopo il loro aiuto per sconfiggere l’ISIS. Ora che gli sono arrivate addosso critiche da chiunque, sta imponendo misure restrittive– ma non è abbastanza.
Erdogan minaccia i nostri paesi con l’arrivo di ondate di rifugiati tra cui si possono mescolare foreign figheters partiti dall’Europa- detenuti nelle prigioni siriane  e ora tra i protagonisti un esodo di massa dalle carceri bombardate dai turchi: a queste minacce bisogna rispondere con una visione globale. Chiediamo tutti assieme ai nostri governi di smettere di vendere armi alla Turchia e uniamoci alla richiesta di un vero processo di pace.  Chiedi all’Europa e agli USA di difendere il popolo siriano! Firmate l’appello lanciato da avaaz@avaaz,org

Bombe a grappolo . Convenzione ONU.(da Wikipedia)


Demonstration_cluster_bombLe abbiamo nominate spesso su questo sito. Ma cosa sono?  Le Bombe a grappolo sono  in genere sganciate da velivoli o elicotteri e talvolta con artiglierierazzi e missili guidati, contenenti un certo numero di  bomblets. che, al funzionamento dell’ordigno principale (cluster), vengono disperse  a distanza.Il tipo più comune è progettato per colpire persone e veicoli. Tanti, troppi i bambini uccisi, resi invalidi  e terrorizzati da tali ordigni.La Convenzione ONU sulle bombe a grappolo proibisce l’uso di queste armi esplosive. La convenzione è stata adottata il 30 maggio 2008 a Dublino . Alla data di entrata in vigore, il 1º agosto, era stata ratificata da 38 stati, mentre altri 70 firmatari, tra cui l’Italia, pur avendo sottoscritto la convenzione, non l’avevano ancora ratificata. A settembre 2013, la convenzione risulta ratificata da 84 Paesi, tra cui l’Italia. Non hanno firmato la convenzione Stati UnitiRussiaCinaIndiaIsraelePakistan e Brasile.

I curdi: un popolo senza stato tradito dall’Occidente(Il Sole24Ore, 9/10/019)


La storia dei curdi è la storia di grandi illusioni seguite da delusioni cocenti. Il “grande Kurdistan” è sempre stato un sogno. Niente di più. Anche quando una piccola parte di esso, il Kurdistan iracheno, aveva osato indire un referendum, il 25 settembre 2017, votando un’indipendenza dall’Iraq,  mai avvenuta anche  per  l’aperta opposizione di Iran, Iraq, Turchia e del mancato appoggio di Stati Uniti ed Europa. Soprattutto la Turchia teme che un simile scenario possa rinvigorire le aspirazioni secessioniste degli oltre 20 milioni di curdi presenti sul suo territorio.Il popolo curdo – 35-40 milioni – è forse il più grande gruppo etnico senza uno Stato, sparso su un territorio montagnoso che abbraccia Turchia, Siria, Iraq e Iran. Nella  zona dove i curdi abitano nel nord est della Siria,  è  scattata ieri  la campagna turca volta a creare una fascia di sicurezza  a ridosso del confine.La storia ha spesso giocato contro i curdi. Quando, nel giugno del 2014, l’esercito iracheno si squagliò come neve al sole davanti all’offensiva dell’Isis, chi salvò il secondo centro petrolifero iracheno furono proprio i peshmerga, le milizie curdo-irachene. Poi nel settembre del 2014, gli Usa si misero alla testa di una coalizione internazionale (solo con raid aerei) contro l’Isis. Fu proprio ai curdi, questa volta quelli siriani (il 10% della popolazione), a cui si rivolse Washington. Nessun Paese che partecipava alla missione intendeva dispiegare i propri soldati. Le milizie curdo siriane, divenivano dunque gli indispensabili “scarponi sul terreno” incaricati di conquistare le città sotto il controllo dell’Isis. Ci riuscirono con successo, pagando però un alto tributo di sangue. Si resero protagonisti anche della riconquista di Raqqa, la capitale dell’Isis. Il loro tributo di sangue continua sotto gli attuali attacchi turchi.

Bambini soldato in Russia, future elites dell’esercito (da Comunicare NSA, 07/17)


3039-kadetiNella scuola cadetti di Stavropol’ vengono addestrati i giovanissimi russi che sognano di entrare nei corpi d’élite dell’esercito. Russia  Il Kadetski Korpus è rinato dopo il crollo dell’Urss ,La scuola oggi è frequentata da più di 1500 ragazzi l’anno, residenti nell’Accademia. Tutti sono accettati  dai nove anni in su, maschi e femmine. Indossano i vestiti mimetici, sfilano in parata e si esercitano. I loro istruttori sono veterani dell’esercito, passati per «zone calde». Ben diversa la loro posizione rispetto ai  bambini soldato vittime forzate delle tante guerre nel mondo.  Ma, comunque, pur in  posizione privilegiata, molti sono i ragazzini che crollano per l’eccessivo sforzo richiesto: diversi sono i ricoveri causati dalsoffocamento, incidenti, maltrattamenti, violenze, nonnismo esasperato, abusi.  E’ agghiacciante vedere bambine e bambini  che imparano a montare e smontare un Kalashnikov nel più breve tempo possibile o fucili di assalto,che sono più grandi di loro.

‘Babies born into slavery’: The trafficking crisis at Uganda’s orphanages (The Guardian, oct,13, 2019)


Most orphanages in Uganda profit through well-meaning overseas donors who make regular payments towards the child’s wellbeing, yet in reality little of this money is spent on care or education.They often suffer from developmental delay, show little emotion (with the exception of aggression), don’t speak and trust no one.Like the trafficked children on the streets, they too are forced into unpaid labour, giving a double income for the orphanage owners. Consequently, the number of orphanages keeps going up. Last year Unicef estimated the number of children living in orphanages in Uganda to be about 2.7 million. But changes are taking place. Social workers across Uganda have been advocating for new systems  to replace the culture of orphanages, and now the government is reviewing their operations.

BAMBINI-SOLDATO, ULTIMO RAPPORTO ONU: NASCE LA COALIZIONE GLOBALE PER IL REINSERIMENTO (Social News, aprile 019)


Foto-articolo Armi al posto di penne e zaini, campi militari, violenza e spari al posto di una normale infanzia.È la condizione di circa 300.000 bambini in tutto il mondo, nelle zone calde del pianeta- nuovi paesi  reclutano  bambini tra le fila di eserciti regolari oltre a gruppi militari irregolari Ma emergono anche nuovi progressi volti ad estirpare l’orribile fenomeno, come la nascita della Coalizione Globale per il Reinserimento.

Dossier Terre des Hommes: 5990 violenze sui minori nel 2018, in aumento del 3% (dossier Terre des Hommes 2019, TGR ore 14, 11 0tt.2019)


Nel 2018 in Italia si registrano 5990 violenze sui minori, il 3% in più dal 2017. Le vittime sono state in prevalenza bambine e ragazze (59,4%), secondo l’VIII dossier della campagna “Indifesa” di Terre des Hommes per porre l’attenzione sui diritti negati a milioni di bambini in Italia e nel mondo. La rete di 11 organizzazioni internazionali, con sede in Svizzera, spiega che un terzo delle vittime ha subito maltrattamenti in famiglia,  in crescita del 14% dal 2017.Se si rapportano i dati  con quelli di dieci anni fa, la lpercentualeale è aumentata del 43% La violenza sessuale è il secondo reato in termini di vittime: 656 nel 2018, l’89% di sesso femminile. A cui si aggiungono le vittime di violenza sessuale aggravata, per lo scorso anno 383 vittime, l’84% femmine. Cresce del 3% il numero di minori vittime di pedopornografia: in tutto 199, per l’80% bambine e ragazze. I minori vittime di omicidio nel 2018 sono stati 16, di cui 8, la metà, erano femmine.. Le bambine e le ragazze con disabilità sono vittime delle violenze di genere dieci volte di più rispetto alle loro coetanee senza disabilità.. I dati per regioni italiane Il maggior numero di reati contro i minori nel 2018 in Italia si registra in Lombardia con 1.090 vittime, seguita da Sicilia (646), Emilia Romagna (611), Lazio (551) e Veneto (422). L’incremento più significativo, però, è stato registrato nel Lazio (+25%), che è passato da 440 vittime nel 2017 a 551 vittime nel 2018. Per i reati di violenza sessuale e violenza sessuale aggravata,la Lombardia ha registrato nel 2018  rispettivamente  126 vittime (per il 90% femmine) e 103 vittime (per l’84% femmine).

Armi dirette al governo Turco(Change.org. 22/10/19)


Qualche giorno fa  una   manifestazione davanti alla sede della Rehinmetall -ritenuta la maggior produttrice di armi da fuoco, affermatasi durante la II Guerra Mondiale-a Roma da dove è partito un cannone Oerlikon da 600 colpi al minuto diretto in Turchia.

Ricorso sulla proposta di archiviazione della denuncia penale alla RWM Italia e all’Autorità nazionale di controllo dell’export di armamenti (Repubblica.it,8/10/19)


Bombe sui civili, attacchi a ospedali, massacri indiscriminati: la guerra nello Yemen è un esempio  di crimini e abusi. E non è sufficiente indicare le parti in conflitto come responsabili. Questo può bastare a scagionare chi vende le armi?  La Rete Disarmo, assieme ad altre due organizzazioni, ha annunciato un ricorso sulla richiesta di archiviazione della denuncia penale, dell’aprile 2018 per un bombardamento, nello Yemen nord-occidentale, l’8 ottobre del 2016, in cui un’intera famiglia – padre, madre incinta e quattro figli – è stata sterminata.La denuncia, della  Rete Disarmo presentata assieme al Centro europeo per i diritti costituzionali e umani (ECCHR) e all’organizzazione yemenita Mwatana per i diritti umani, indica che nel luogo dell’attacco sono stati ritrovati resti di bombe tra cui un gancio di sospensione prodotto dalla RWM Italia S.p.A., azienda controllata dal produttore tedesco di armi Rheinmetall AG. Secondo le tre organizzazioni, è necessaria “un’adeguata indagine sul ruolo dell’Italia negli attacchi della coalizione guidata da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

Case famiglia in Italia: Due esempi: ZeroSei, un nido speciale per bimbi da 0 a 6 anni (L’albero della vita OnLus) e Salesiani per il Sociale.


ZeroSei:Una vera e propria casa specializzata nell’accoglienza di bambini da 0 a 6 anniabbandonati o allontanati dal nucleo familiare di origine per gravi incurie fisiche e affettive, violenze ed abusi: la comunità ZeroSei  è nata 18 anni fa per rispondere alle richieste  dei  Servizi Sociali e del Tribunale dei Minori di prendersi cura di bimbi piccoli allontanati dalla famiglia di origine, in particolare nella città di Milano. I dati sull’affido in Italia* mostrano che i collocamenti in comunità e quelli in famiglia interessano, a livello nazionale, lo stesso numero di bambini: di 28.449 minori fuori famiglia,  14.194 sono in affido14.255 in comunità e servizi residenziali. Dei 14.194 di minori dati in affido,  il 53% viene accolto in ambito etero-familiare (di cui il 30% al Sud, 70% in Lombardia, 74% Emilia-Romagna) e il 47% in ambito intra-familiare. Nella sola Lombardia,  dei  3.940  minori dati in affido 2.203 sono bambini e adolescenti in affidamento familiare e 1.737 sono  accolti nei servizi residenziali.

Salesiani per il sociale. Sono circa 30mila i minori in Italia che vivono fuori dalle loro case d’origine: bambini orfani, abbandonati dai genitori naturali o addirittura dalla famiglia adottiva (per la seconda volta). Per rispondere a questa emergenza, hanno creato delle piccole case famiglia. Non degli istituti ma delle vere case, dove bambini che hanno già sofferto tanto, possono vivere con genitori affidatari che diano loro, non solo un pasto caldo e protezione ma anche tutto l’amore di cui hanno bisogno.Il Progetto è attivo a: Casa famiglia “Stella del Cammino” – SANTA SEVERA;Casa famiglia “Ideando” – CISTERNINO – bimbi allontanati dalle famiglie;Casa famiglia “Il Sogno” – SASSARI – bimbi allontanati dalle famiglie. Inoltre, i minori stranieri non accompagnati che arrivano in Italia sono in continuo aumento. Degli oltre 10mila arrivati in Italia nel 2015, di più della metà si sono perse le tracce. Il rischio di sfruttamento e privazione della libertà personale è altissimo. Ecco perché si è  ampliata la rete di accoglienza con delle strutture – ponte, che realizzano percorsi di prima accoglienza a favore dei minori rifugiati e non accompagnati. Case di accoglienza sicure e protette, dove i ragazzi ricevono cibo e vestiti, possono mettersi in contatto coi propri familiari e frequentare un corso per imparare l’italiano.

Questi sono due esempi, ma andando su “Case famiglia per minori abbandonati”, ne troverete tante altre: strutture che dimostrano  che molti  italiani hanno un cuore!