Era il 16 aprile 1995, la Pasqua di un quarto di secolo fa, e la sua strenua lotta non violenta per i diritti dei bambini schiavi lo aveva reso un gigante, da eliminare a ogni costo. Se davvero un virus ha smontato la vecchia globalizzazione, la nuova comincerà solo dalle parole e dalla memoria di un bambino che ne sapeva più dei grandi del mondo. La sua uccisione lo ha trasformato in martire: sia per il suo impegno sociale a favore dei bambini dall”infanzia negata” e contro sfruttamento dei lavoratori, sia per la sua fede e formazione cristiana (comune alle classi più povere del Paese) che lo ha spinto alla eroica lotta per l’emancipazione di bambini strumenti-schiavi della produzione; probabilmente la sua testimonianza cristiana è stato una concausa delle dinamiche che ne favorirono l’assassinio. Non dimentichiamolo!
Prima della solenne Benedizione Urbi et Orbi –in una deserta Basilica di San Pietro-Papa Francesco, con un toccante richiamo alla condivisione della sofferenza di tanti esseri umani colpiti dalla pandemia, ha ricordato anche la tribolazione di molti Paesi in guerra in tutti i Continenti. Ha fatto anche una vigorosa richiesta per un “cessate il fuoco” globale e per l’abbandono della spesa per gli armamenti in questo momento in cui tutti sono alle prese con il virus e l’Umanità intera ha bisogno di sostegno economico. Ha poi sottolineato il dramma dei bambini in Siria, Libia, Libano e nell’isola di
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