Italia.Droga e alcol tra i minorenni. Il Garante chiede azioni concrete (L’Adige.it,29/5/019)


L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza ha scritto al Governo, alla Conferenza delle Regioni e a quella Stato Città.  Filomena Albano ha indicato 13 azioni da intraprendere a tutela di diritti fondamentali delle persone di minore età, primo tra tutti quello alla salute.Tra questi, riconoscere precocemente i preadolescenti a rischio di dipendenze, assegnando un ruolo importante ai pediatri di e ai medici di famiglia. «Bisogna aumentare la frequenza dei controlli periodici, i cosiddetti ‘Bilanci di salute’, tra i 10 e i 14 anni. Sono sempre più numerosi i giovanissimi che fanno uso di sostanze stupefacenti e alcoliche,E si comincia sempre prima. È cambiato il modo di consumare droga, si allunga sempre di più l’elenco delle sostanze che eludono le norme vigenti e che possono essere reperite via internet».L’Autorità garante ha anche suggerito – al compimento del 14 anno di età – che i pediatri trasmettano al medico di famiglia la scheda clinica dei ragazzi. Chieste campagne di sensibilizzazione, in particolare tra le giovani in età fertile, per informare i ragazzi sulle conseguenze dell’abuso di alcol.    L’Autorità ha raccomandato di promuovere il rafforzamento dell’autostima degli studenti e di coinvolgere gli adolescenti nella costruzione di siti e campagne di informazione.

Grecia: emergenza minori nei centri d’accoglienza per migranti (Osservatorio dei diritti 9/9/019)


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Sono 1.100 i minorenni migranti e rifugiati non accompagnati che vivono nei centri d’accoglienza e identificazione delle isole greche. Il numero più alto registrato nel paese dall’inizio del 2016. Lo denuncia l’Unicef, che lancia un appello a tutti i paesi europei(foto Unicef)

Conflitto del Darfur (CDCA Centro Documentazione Conflitti Ambientali))


Il Darfur, regione ad ovest del Sudan, dal 2003 è teatro di un feroce conflitto con migliaia di morti e bambini abbandonati a loro stessi. Donne e bambini sono vittime di violenze sessuali sistematiche da parte dei gruppi armati. Il Paese, ricchissimo di petrolio, è tra le zone a più basso reddito dell’Africa. Ben poco della ricchezza prodotta dai 120 mila barili di greggio che si esportano ogni anno, contribuisce al miglioramento delle condizioni delle popolazioni locali. E’ una regione situata all’ovest del Sudan, nel deserto del Sahara, grande due volte l’Italia, con circa sei milioni di abitanti su una popolazione sudanese complessiva stimata attorno ai 32 milioni. Il conflitto  vede contrapposti la locale maggioranza nera alla minoranza araba – che è invece la maggioranza nel resto del Sudan. Quest’ultima è appoggiata dal governo centrale  che   tollera le feroci scorribande della tribù nomade-guerriera dei Janjaweed, di origine araba. Giocano un ruolo fondamentale l’accesso alle risorse in una regione trasformata da terra agricola produttiva a zona desertica a causa dei cambiamenti climatici planetari. Come sottolinea l’UNEP – Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente –il cambiamento del clima globale ha peggiorato  la qualità del suolo, la disponibilità idrica e la copertura forestale.  Solo nel 1992, il confine col deserto era a 120 km  ad ovest di Nyala. Oggi, invece, il deserto è a soli 5 km dalla città. C’è anche e soprattutto la questione degli approvvigionamenti petroliferi. Le prospezioni di tecnici della Shell hanno paragonato la qualità del petrolio del Darfur a quella del petrolio libico, che ha bisogno di una raffinatura minima. I maggiori acquirenti sono la Lundin Oil AB svizzero/svedese, la canadese Talisman Energy Inc, l’austriaca OMV Aktiengesellschaft, la malesiana Petronas e per ultima la cinese CNPC. Anche la francese Elf-TotalFina e l’ inglese BP insieme hanno le concessioni su circa 200 mila km quadrati di territorio sudanese  In questa situazione di abbandono e miseria estrema,  i trafficanti si approvvigionano   di minori che verranno utilizzati anche  come bambini soldato per la guerra in Yemen,

Yemen e i bambini-soldato (Il Fatto quotidiano 4/4/019)


Un’inchiesta di al-Jazeera racconta attraverso immagini e testimonianze il reclutamento di “child soldier” da parte della coalizione guidata dall’Arabia Saudita.  Ahmad al-Naqib aveva 14 anni quando gli sono stati offerti ben 800 dollari al mese per lavorare nelle cucine di un campo militare dello Yemen. Ma si trattava solo di un inganno: ai giornalisti di al-Jazeera che hanno raccolto testimonianze che provano il reclutamento di bambini soldato da parte della coalizione guidata dall’Arabia Saudita e impegnata nella guerra civile in Yemen, Ahmad ha detto che tanti ragazzini  venivano portati nei campi militari e mandati in prima linea contro i ribelli Houthi. Yemen e Arabia Saudita hanno ratificato il Protocollo Opzionale alla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, rispettivamente nel 2007 e nel 2011, impegnandosi così a bandire l’uso dei minori nei conflitti armati. A fine 2018, un’inchiesta del New York Times ha accusato Riyad di reclutare bambini soldato nel Darfur per impiegarli nel conflitto yemenita, mentre già nell’estate del 2018 un rapporto dell’ONU sosteneva che  nel conflitto erano stati utilizzati 842 bambini dagli 11 anni in su: due terzi di questi erano finiti tra le fila dei ribelli sciiti Houthi, il resto era stato ingaggiato dalla coalizione con a capo Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Tutto questo grazie a trafficanti di esseri umani.

Una buona notizia: Guerra in Yemen, porti chiusi alle armi (boll. trim. Amnesty Int. 4/10/2019)


Nel 2015 in Yemen, il più povero dei Paesi Arabi, è scoppiata una guerra terribile che ha visto. attacchi indiscriminati ai civili, torture, stupri, impiego di bambini soldato, utilizzo di bombe a grappolo,..Un bagno di sangue che chiama in causa le forze governative yemenite, la coalizione guidata dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi, gli huthi ed i loro alleati. E anche  molti Paesi europei (tra cui Francia, Usa e Italia) che continuavano a fornire armi agli stati della coalizione. Ma, nell’  estate di questo anno, le cose cambiano. Molti Stati europei (come Norvegia, Finlandia, Danimarca e Germania) annunciano la sospensione della vendita di armi. Il 12 luglio l’Italia ferma i nuovi contratti ma anche le vecchie forniture già autorizzate. Il 30 luglio la Rwm Italia (in Sardegna), produttrice di bombe a grappolo, rende noto ai suoi lavoratori la sospensione per 18 mesi delle esportazioni verso gli E.A.U. Si fa presente che ogni 25 giorni navi da carico battenti bandiera saudita partono dagli Usa, toccano il Canada ed  approdano nei vari porti europei per fare il pieno di armi da portate in Arabia Saudita. Si scopre che una di queste navi da cargo, battente bandiera dell’Arabia Saudita,  stava cercando di trasportate bombe e materiale bellico destinato anche alla guerra In Yemen. Dopo aver caricato armi di produzione belga ad Anversa,  il cargo ha tentato di visitare porti in UK, Francia e Spagna per poi dirigersi a Genova. Ma anche qui si sono attivate organizzazioni internazionali, Associazioni e lavoratori portuali che, forti dell’impegno del Governo Italiano, hanno fatto ripartire il cargo verso l’Egitto senza poter caricare armi.

Indonesia, Corte Suprema annulla sentenza(bollettino trim.Amnesty International,4/10/2019)


La Corte Suprema ha annullato la condanna inflitta ad  una  quindicenne che, rimasta incinta dopo essere stata stuprata dal fratello, aveva deciso di interrompere la gravidanza.

Due case per mamme rifugiate e migranti (osservatoreromano.it, 9/O8/2019)


Sostenere le donne migranti, spesso mamme con bambini piccoli, nel percorso di integrazione e valorizzazione professionale. È questo l’obiettivo dell’iniziativa «Chaire Gynai» che, partita da oltre un anno a Roma, offre aiuto e conforto alle donne in difficoltà. Nella capitale, infatti, grazie alla Congregazione delle suore missionarie di San Carlo Borromeo sono operative due case per le rifugiate con bambini e  migranti. Sulla scia dei quattro verbi lanciati da Papa Francesco — accogliere, proteggere, promuovere e integrare- sono state create le unità abitative, in via della Pineta Sacchetti e in via Michele Mercati, per  donne che hanno già ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiate in Italia o che potrebbero regolarizzare la loro posizione. Vi  si può stare per un periodo che va dai sei mesi a un anno al massimo, comunque fino a quando non abbiano raggiunto una completa autonomia e integrazione. Al momento, sono ospitate ventidue donne e sette minori, provenienti da Siria, Uganda, Senegal, Congo, Camerun, Etiopia, India e Burundi. Nelle due case sono passate quest’anno diverse migranti, alcune delle quali hanno già terminato il loro percorso di semiautonomia. Ora lavorano, hanno una casa e sono integrate. E’ una piccola goccia in un mare di sofferenza ma, dopo tante orribili notizie di cui informiamo  su questo sito,  è un  minuscolo  punto di luce che apre il cuore alla speranza. Parlatene! 

Sempre più violenze sui minori in Italia: 8 vittime su 10 bambine e ragazze( Il Messaggero.it. 26/7/2019)


I casi sono aumentati del 18 per cento, secondo l’ultimo dossier di Terres des Hommes del 2018. Le più piccole e le adolescenti rappresentano il 60 per cento dei minori abusati in Italia. I dati lanciano un nuovo allarme. Cresce il numero delle vittime, un altro record negativo: in un anno circa 5.000. Gli omicidi  volontari  in un anno salgono del 5 per cento, il 62% era una bambina o una adolescente.La violenza domestica è causa della maggioranza dei reati contro i minori. Cresciuto anche (+23%) il numero di vittime di abuso di mezzi di correzione o disciplina, ovvero di botte, fino ad arrivare a denuncia. Preoccupanti anche i dati delle violenze sessuali, le cui vittime sono per l’84% bambine. Il reato con maggior numero di vittime rimane il maltrattamento in famiglia: in un anno oltre un migliaio bambini in un solo anno.
Anche gli atti sessuali con minorenni sono cresciuti del 13% e le vittime sono ragazze nell’79% dei casi; la corruzione di minorenni (compiere atti sessuali in presenza di bambini sotto i 14 anni) è aumentata del 24% e il 78% delle vittime sono bambine; la violenza sessuale aggravata (tra cui l’età inferiore ai 14 anni) è salita dell’8% e l’83% delle vittime sono ragazze o bambine. Calano, invece, il numero delle vittime di prostituzione minorile (-35%).

Aiuti alimentari: l’Unione Europea sostiene il Sudan.(Good News Agency, ott. 2019).


Khartum – Il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) ha accolto con favore un contributo integrativo di 7 milioni di euro, che seguono i 6 milioni donati al WFP nel 2018. Il finanziamento sosterrà le operazioni di emergenza in  Sudan. Un paese martoriato dalle guerre dietro a cui ci sono i  giacimenti petroliferi che fanno gola a tanti Paesi europei e non. I finanziamenti  sosterranno attività critiche, tra cui l’assistenza nutrizionale a madri e bambini in aree remote, dove il WFP fornisce integratori alimentari per il trattamento e la prevenzione della malnutrizione ma anche sessioni di sensibilizzazione nutrizionale. La malnutrizione colpisce circa 1,8 milioni di bambini sotto i cinque anni in tutto il Sudan. I fondi sosterranno anche trasferimenti di denaro alle comunità vulnerabili e insicure dal punto di vista alimentare, fornendo l’assistenza necessaria a ben 600.000 persone, inclusi sfollati interni e rifugiati negli Stati del Nord e del Sud del Darfur. Le ricerche hanno dimostrato che i trasferimenti di denaro conferiscono un senso di indipendenza alle persone a rischio alimentare e garantiscono la loro capacità di coprire i bisogni primari tra cui cibo, alloggio e acqua, alleviando le difficoltà e dando una spinta all’economia locale. Il Sudan è uno dei paesi meno sviluppati al mondo e continua a subire gli impatti del conflitto prolungato e delle difficili condizioni climatiche.

Tanto per non dimenticare: gli snuff movies.


Su questo sito ne abbiamo parlato più di una volta ricordando anche un film sul tema, con Nicolas Cage.  Si tratta di un orrore tremendo tra gli innumerevoli orrori a cui possono essere esposti i bambini, in questo caso quasi sempre in tenera età. Nel gergo  cinematografico, l’espressione snuff o snuff movie (dall’inglese “spegnere lentamente”) designa i video che riprendono torture realmente messe in pratica durante la realizzazione del filmato, e culminanti con la morte della vittima. Nel mese di aprile 2013, Rob Wainwright, direttore di Europol, ha denunciato l’esistenza di una rete di pedofili, attiva su Internet, che commercia tramite la valuta on-line Bitcoin ,spettacoli depravati, eseguiti dal vivo in webcam, che vedono protagonisti bambini violentati e torturati. Wainwright ha dichiarato: «Il livello di depravazione sembra aumentare di anno in anno». Nel mese di aprile 2015, nel corso di un’indagine condotta dalla polizia del Belgio e del Sudafrica volta a sgominare un network globale di pedofili, sono stati scoperti alcuni file criptati che consentivano l’accesso a immagini video raffiguranti stupri e omicidi di bambini. Miranda Friedmann, direttrice di Women and Men Against Child Abuse (WMACA), ha chiesto un inasprimento delle pene contro la pornografia infantile.Si rammenta che esistono anche snuff films con protagonisti adulti ma la conclusione è sempre la stessa.(Vedere anche Wikipedia) ,