Isis, liberi 36 yazidi dopo tre anni di prigionia: 27 sono bambini(Il fatto quotidiano, 2/05/017)


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Un gruppo di 36 yazidi, minoranza religiosa del nord dell’Iraq, è in libertà dopo essere rimasto per tre anni in prigionia nelle mani dello Stato islamico. La notizia è stata diffusa dall’ufficio delle Nazioni unite in Iraq. Un gruppo di 36 yazidi, minoranza religiosa del nord dell’Iraq, è in libertà dopo essere rimasto per tre anni in prigionia nelle mani dello Stato islamico. La notizia è stata diffusa dall’ufficio delle Nazioni Unite in Iraq. L’Onu calcola che circa 1.500 donne e bambine restano in prigionia, con il rischio di abusi sessuali, nelle mani del gruppo jihadista. Marzio Babille, vicino al RC di Trieste, ha preso e sta prendendo parte alla costruzione di corridoi umanitari per questa sfortunata minoranza del  popolo curdo,  insieme alla fellowship degli “Alpini” creata presso il RC di Trieste,  sono stati  più volte in Iraq con l’UNICEF e l’OMS, Ecco la risposta per chi pensa di non poter fare nulla in questa tragedia. Grazie Marzio e a tutta la fellowship rotariana degli “Alpini”, siamo fieri ed orgogliosi di  tutti voi. Un grande esempio per i rotariani!

Siria, i numeri della guerra(lettera 43, aprile 2017)


Centinaia di migliaia di morti, metà della popolazione sfollata o rifugiata all’estero, oltre 13 milioni di persone in stato di necessità, speranza di vita ridotta di 15 anni per gli uomini e 10 anni per le donne. Sono queste alcune delle cifre che rendono le dimensioni della tragedia della guerra civile in Siria, iniziata nel marzo di sei anni fa. BAMBINI. Secondo dati Unicef, 2,8 milioni di minori vivono in aree difficili da raggiungere, di cui 280 mila in aree assediate. Molti continuano a essere reclutati per azioni di combattimento. Sei milioni dipendono dall’assistenza umanitaria. Oltre 2,3 milioni sono rifugiati in altri Paesi. Molti di loro non possono frequentare la scuola, così come 1,7 milioni in Siria. Molti sono costretti a lavorare per contribuire al sostentamento delle famiglie e le bambine e adolescenti sono spesso obbligate a contrarre matrimoni precoci.

SPAGNA : “A toy, an illusion”, iniziativa solidale per i bambini in Africa, Asia e America Latina (da Good News Agency, n, 256, 04/17)


 

La campagna sarà rivolta all’invio di 350.000 nuovi giocattoli  e materiale educativo nelle scuole, nei centri  per bambini e negli ospedali. L’iniziativa è stata promossa dalla Radio Nazionale Spagnola (RNE) e dalla Fondazione “Crescere Giocando”  in riferimento all’articolo 31 della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Bambini, in collaborazione con ONG e istituti impegnati in progetti di cooperazione per l’infanzia, i bambini di El Salvador, Nicaragua, Perù, Ecuador, Guatemala, Paraguay, Panama, Honduras, Algeria, Benin, Marocco, Burkina Faso e Giordania riceveranno in dono  giocattoli, strumenti musicali, costumi, camioncini, bambole e palloni. Dal 2000,  questa iniziativa di solidarietà ha permesso  di  consegnare  circa 6.5 milioni di giocattoli.

Aleppo, almeno 68 bambini morti nell’attentato kamikaze al bus dei profughi,(quotidiano.net 16/4/17)


Quando il kamikaze si è fatto esplodere accanto al bus, i bambini erano assiepati intorno al vicino camioncino che stava distribuendo patatine fritte per il viaggio Il bilancio non è definitivo perché ci sono molti piccoli gravemente feriti.

Povertà assoluta: a giorni il decreto che porterà il SIA a 400.000 famiglie (Vita, 7/04/017)


Sono 80mila le domande ad oggi accettate per il Sostegno per l’Inclusione Attiva. Un mese fa, il 9 marzo, l’Assemblea del Senato approvava il ddl di delega sulla povertà, dando all’Italia una legge che istituisce per la prima volta una misura nazionale contro la povertà assoluta. Presente a tutti era l’urgenza di dare risposte a 4,6 milioni di persone che in Italia sono sotto la soglia della povertà assoluta, di cui 1,1 milioni sono bambini 

RAPPORTO AMNESTY 2017:«DIRITTI UMANI SGRETOLATI DA POPULISMI E ODIO»(1 APRILE 2017)


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(pestaggio da parte della polizia di un piccolo attivista dei diritti umani in Burundi, foto UNwatch) Dopo aver monitorato 159 nazioni, Amnesty International denuncia i guasti della «politica dell’uomo forte» che produce chiusure verso i rifugiati e repressione. Non pochi stati africani, tra cui Sudan, Etiopia ed Egitto, si segnalano per il pugno di ferro contro ogni opposizione. (vedere http://www.amnesty.it per maggiori dettagli in Africa ed altre aree geografiche)

 

Cosa possiamo fare noi rotariani per contrastare la schiavitù? Di M. Baird, RC Brighton North, Distt.9800,Australia (dalla Newsletter n.74 del Rotarian Action Group against slavery)


Il Global Slavery Index 2016 stima che la schaivitù riguardi 45,8 milioni di persone e ben 167 Paesi. Per il 78% sono utilizzati nelle industrie che hanno bisogno di manodopera. Il  22% è intrappolato nella prostituzione forzata o schiavitù sessuale.Per il 55% sono donne e  ragazze, per il 45% uomini e ragazzi.Circa il 26% ha meno di 18 anni. Cosa possono fare i rotariani per contribuire ad alleviare le attuali forme di schiavitù ?

1.Creare consapevolezza in ambito rotariano. 2.Favorire l’istruzione scolastica di base e l’alfabetizzazione nei Paesi più poveri. 3.Favorire lo sviluppo economico delle Comunità. 4.Influenzare Associazioni, Governi e Consumatori; sostenere il Commercio Equo e Solidale. Incidere per il potenziamento della legislazione contro la schiavitù.5. Far inserire il tema della schiavitù nella Agenda del Rotary International  e  sviluppare una strategia a lungo termine di sostegno. Spesso ci sentiamo dire “è un problema enorme. È velleitario pensare di poter fare qualcosa”. Noi di Shadow Children  Project stiamo cercando di agire sui punti 1,4 e 5…E VI PARE POCO?  Avanti quindi con coraggio e determinazione in difesa di tante piccole vittime. I punti 2, 3 e 4 possono riguardare  rotariani  e non attraverso  il sostegno non solo economico a tante ONG serie ed attive in questo campo: non c’è che l’imbarazzo della scelta!

 

Gli orrori delle guerre: 750mila civili intrappolati a Mosul secondo Save the Children (AGI.it)


Nella  parte occidentale di Mosul  vivono  centinaia di migliaia di persone assediate da settimane: poco cibo e   medicinali, chiuse in casa e usate come scudi umani. Tutti i ponti che collegano le due parti sul fiume Tigri, sono stati distrutti. Strade strette, abitazioni fitte, un impenetrabile reticolo di tunnel che rendono il  terreno difficilissimo per i militari, con  barriere di cemento, detriti, mine, cecchini e kamikaze. Sottoposti a terribili ritorsioni, di fatto ostaggi dei jihadisti sunniti, vivono nella zona tra i 650.000 e i 750.000 civili, di cui 350.000 bambini secondo Save the Children. Che fine faranno?

22 milioni di bambini malnutriti a rischio nei Paesi del Corno d’Africa (Ansa, 31/03/017)


22 milioni di bambini sono malnutriti, colpiti da malattie che diventano incurabili solo per mancanza di farmaci, senza abbastanza acqua. Almeno un milione e mezzo di piccoli potrebbero non farcela entro quest’anno. Ai Paesi dell’Africa orientale colpiti dalla siccità e dai conflitti si aggiunge lo Yemen, il più povero delle nazioni arabe, da anni incartato in una guerra civile senza sbocchi tra il governo sostenuto dai sauditi (sunniti) e dagli Usa contro i ribelli (sciiti) Houthi appoggiati dall’Iran.Secondo dati Onu, un milione di persone potrebbe morire per mancanza di cibo in Sud Sudan, dove la carestia è stata dichiarata in due contee. La Somalia ha istituito lo stato di emergenza a causa della siccità: ad altissimo rischio 2,9 milioni di somali. Nel nordest della Nigeria, la malnutrizione colpisce vaste aree dove sono attivi i terroristi islamici di Boko Haram. In Yemen, da gennaio ad oggi, è salito da 4 a 7 milioni il numero di persone che non sanno se e dove troveranno qualcosa da mangiare. In tutti questi Paesi, dove riesce ad arrivare, è al lavoro l’Unicef che, solo in Somalia, sta fornendo aiuti a 1,7 milioni di bambini sotto i 5 anni.

BAMBINI INVISIBILI: LO SFRUTTAMENTO DELL’INFANZIA IN CAMBOGIA(MISSIONI DON BOSCO)


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Sono molti i bambini invisibili in Cambogia: come dimostra il basso tasso di registrazione all’anagrafe civile, Molti diventano bambini di strada, altri sono oggetto di trafficking sia all’interno del paese che verso i paesi confinanti. Sono regolarmente oggetto di stupri. Secondo un rapporto dell’ONU, un quarto dei maschi cambogiani ha ammesso di aver usato violenza almeno una volta e sui 2000 intervistati 300 hanno commesso il loro primo stupro prima dei 15 anni. Questo anche per la cultura dell’impunità (secondo un rapporto delle ONG cambogiane, solo un caso su cento  di violenza sessuale denunciati contro un minore  è terminato  in un processo).